The Lab's Quarterly, 2008, n. 1

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Il Trimestrale. The Lab's Quarterly, 1, 2008 179

1. Globalizzazione e religione Per individuare un punto di partenza adeguato all’elaborazione di una teoria che interpreti nella giusta prospettiva l’argomento dell’instabilità globale, occorre partire dalla globalità del mondo contemporaneo e, ancor meglio, dallo stadio di sviluppo che lo ha preceduto. Se, inoltre, il terrorismo fondamen-talista è nella globalizzazione, la “globalizzazione del terrore” ha avuto, la propria investitura ufficiale, l’undici settembre – il giorno del terribile attentato alle Torri Gemelle. Un aspetto significativo della rete terroristica di Al Qaeda riguarda le modalità operative che caratterizzano le sue azioni, le quali hanno evidenziato una straordinaria capacità di organizzazione e di strategia militare, ma, soprattutto, un eccezionale spirito di sacrificio – di vocazione al martirio -, dei suoi affiliati che mai si potrebbe verificare se non sulla base di fortissime motivazioni personali. Al riguardo, si dischiude un primo interrogativo: com’è possibile che un gruppo di persone decida di immolare la propria vita? Ma ancora: si sono sacrificate più per odio verso l’occidente opulento o per amore verso la propria religione? La prima risposta, da considerare come prologo alla riflessione che deve scaturirne, potrebbe risiedere nel domandarsi in cosa unisce o divide, oggi, il mondo. È “unito” nella produzione e negli scambi, nel rischio climatico, nel pericolo nucleare, nella minaccia che la vita scompaia dal pianeta, nell’istantanea trasmissione di notizie e immagini, nella rapidità dei trasporti, nell’organizzazione del crimine. È “diviso” dalle differenze (spesso drammatiche) delle condizioni materiali di vita, dalla caotica frammentazione delle responsabilità e dei poteri, delle culture, delle rivalità dei paesi, delle loro aspirazioni di dominio e d’indipendenza. È “diviso”, più che di ogni altra cosa, dall’assenza di stru-menti per impedire che le tensioni tra “diversi” degenerino in conflitti economici, po-litici e culturali. Per certi versi, è “diviso”, paradossalmente, dalla globalizzazione, dal-la sua forza totalizzante ed omologante che produce risposte di tipo centrifugo, sca-tenando pulsioni identitarie, rivendicative, indipendentistiche, di orgoglio, odio, vio-lenza. In questo sfondo, la religione assume in modo cruciale la sua funzione etimo-logica di religare, di “tenere insieme”. La politica la utilizza come risorsa strategica agendo strumentalmente sulla storia per costruire una memoria antropo-logica che giustifichi una comune identità, inoculando il virus dell’“altro” come pe-


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