The Lab's Quarterly, 2008, n. 1

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Il Trimestrale. The Lab's Quarterly, 1, 2008 182

distruzione del proprio ambiente di ogni giorno, della casa, dell’ufficio, della strada che percorrono tutte le mattine. Vietnam, Iran, Kuwait, Koso-vo, Palestina erano nomi lontani. Improvvisamente, l’undici settembre 2001, è caduta la certezza che la casa, la scuola e l’ufficio siano al riparo dalla distruzione, l’illusione che il loro crollo e il loro incendio minaccino solo persone e luoghi remoti. L’irruzione della tragedia storica nella vita individuale trasforma la vita stessa, fa percepire la morte come un evento che non riguarda solo la cerchia dei propri affetti e impone di chiedersi quale sia il compito della singola persona di fronte alla storia. Se la storia invade la nostra vita, che cosa dobbiamo fare noi nella storia, come possiamo, nel nostro piccolo, entrarvi a nostra volta? Per chi abbia avuto già consuetudine con questi interrogativi l’ingresso della storia nella sua vita individuale muta il modo di affron-tarli e, spesso, modifica le risposte; a chi non li avessi incontrati prima, impone di considerarli con la stessa urgenza con cui si affrontano le questioni che ci riguardano direttamente; negli uni e negli altri può determinare scelte di vita nuove».154 L’undici settembre ha avuto lo straordinario effetto di potenziare tra la popolazione la percezione di paura sociale che sul piano politico, riproduce effetti di fondamentale rilevanza. Il sentimento è prodotto dalla percezione di un atmosfera filtrata dal linguaggio dei circuiti mass-mediatici, i quali oltre a rilanciare immagini di morte, dolore e distruzione, ripropongono in parallelo i loro proclami di minacce di altri lutti in nome della “fede”; bilanciati, in una spirale infinita, da nostri corrispondenti impegni a combattere il terrore con politiche di difesa e missioni di peace keeping. In termini di politica interna, ciò conferisce energia alla politica di repressione, che viene, di fatto, legittimata a procedere con legislazioni speciali quali il Patriot Act degli U.S.A e, per restare al caso italiano, con il “decreto Pisanu” del Luglio 2005. Sul piano della politica estera, questa situazione consente le missioni militari di pace, talvolta recepite da una parte della popolazione dei paesi destinatari come una ingiustificata occupazione di tipo neocoloniale di matrice affaristica (pozzi petroliferi, agenzie di security, business della ricostruzione, etc.), facendo si che in quei territori, il “terrorismo religioso”, ritenuto l’unica risposta possibile, allarghi sensibilmente le sue aree di influenza, proselitismo e azione. 154

T. Padoa Schioppa, Dodici Settembre. Il mondo non è al punto zero, Milano, Rizzoli, 2002, pp. 8-10.


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