The Lab's Quarterly, 2008, n. 1

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Il Trimestrale. The Lab's Quarterly, 1, 2008 184

strategie di cittadinanza, il caso francese potrebbe essere considerato un modello paradigmatico di integrazione fallita. E per capirne le cause possiamo ricorrere alle parole di alcuni intellettuali arabo-musulmani. Lafif Lakhdar – giornalista tunisino con base a Parigi, autore di libri sul-l’Islam e di articoli sull'educazione scolastica nel mondo arabo – nell’intervista Mal di Francia rilasciata a Il Foglio (10.11.2005) spiega che un immigrato è integrabile in un paese in quattro modi: la scuola, il lavoro, il sindacato e il luogo di culto. La Francia avrebbe fallito in tutto poiché nelle scuole delle banlieue, il numero degli stranieri è superiore a quello dei madrelingua; solitamente gli immigrati non hanno una professionalità definita e, di conseguenza, una notevole quota degli stessi è disoccupata; e le moschee sono egemonizzate dagli integralisti, i suoi frequentatori più assidui gravitano nell’orbita dei Fratelli Musulmani, il famoso sodalizio sunnita che promuove fatwe contro la legittimità dei matrimoni misti. Ma l’intellettuale tunisino va oltre, sostenendo che larga parte della seconda generazione degli immigrati, pur avendo nazionalità francese si sente culturalmente maghrebina. Chiama i loro connazionali, francesi da diverse generazioni, gauri, parola d’origine berbera per indicare gli infedeli, definendoli anche “mangiatori di maiale”. Secondo l’opinione informata di Lakhdar, i tumulti parigini sono opera di ragazzi disagiati, che esercitano lavori saltuari, non si sentono francesi, non sanno parlare l’arabo, o al massimo lo parlano male, hanno perso la cultura dei loro genitori sentendosi così emarginati sia in Francia sia nel loro paese di origine. Secondo l'intellettuale tunisino, peraltro, la repressione – necessaria a mantenere lo “stato di diritto” nel paese - è inutile e destinata a fallire se non è accompagnata da una politica d'integrazione. Abd Al-Rahman Al-Rashed, – vice direttore dell'emittente Al-Arabiya ed editorialista del quotidiano Asharq Al-Awsat – nell’articolo “La rivolta dei teppisti”, pubblicato il 7.11.2005, ricorre alla seguente metafora: «Queste persone erano come fiammiferi in una scatola pronti a prendere fuoco». A sostegno della sua tesi, egli afferma che la politica francese ha fallito l’obiettivo non risolvendo dei nodi rimasti aggrovigliati con la fine del colonialismo. Per il giornalista saudita è, infatti, inconcepibile che nel paese della libertà e della democrazia, il Parlamento, che dovrebbe rappresentare la totalità della società, non abbia dei deputati appartenenti alla minoranza araba: i principali par-


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