The Lab's Quarterly, 2008, n. 1

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Il Trimestrale. The Lab's Quarterly, 1, 2008 192

todi adottati per altre forme di terrorismo, ma perché sia le soluzioni militari che quelle diplomatiche hanno sinora fallito. Se consideriamo che dal 2001 il terrorismo, nonostante il rovesciamento del regime dei Talebani in Afghanistan e la destituzione di Saddam Hussein in Iraq, è cresciuto di portata e di intensità, possiamo affermare che le strategie sino ad oggi utilizzate si sono rivelate inidonee. Probabilmente perché non contemplanti la “componente morale” del “nuovo terrorismo”. Se, ad esempio, proviamo ad esaminare la strategia americana ed europea – prescindendo dalle attività belliche rispettivamente intraprese – notiamo che la prima fa perno sulla dissuasione e l’indeboli-mento, basandosi, es-senzialmente, sulla tesi che sia indispensabile ricorrere allo schema comunicativo utilizzato dal terrorismo stesso: il Presidente degli Stati Uniti, infatti, in tutti i discorsi pubblici, ripete concetti morali come “giustizia” e “libertà”, arrivando persino a nomi-nare Dio per descrivere la guerra al terrorismo come la guerra “all’impero del male”. Quella dell’Unione Europea, invece, essenzialmente basata, almeno sino al 2005, sull’aiuto umanitario alle popolazioni (missioni militari) e la contestuale negoziazione per alcuni avvenimenti di matrice Jahdista, e quindi radicalmente diversa da quella U.S.A165, è ora orientata a prevenire l’adesione alla Jihad di nuovi seguaci166; alla vigilanza, sia statica che dinamica, di possibili obiettivi, alla cooperazione delle attività di polizia in un’ottica sistemica e sistematica anche tesa a investigare su scala globale. Quello di più difficile attuazione è il primo. Mentre gli altri hanno componenti di carattere militare e di intelligence, il reclutamento ha risvolti psico-sociologici e culturali complessi. E proprio questi, trasferiti operativamente sul piano del contrasto al terrorismo religioso, si traducono nello stadio più cruciale. Essendo il bagaglio motivazionale e valoriale degli aderenti alla Jihad la linfa vitale delle organizzazioni fondamentaliste, queste, nell’attività di reclutamento, adottano metodi di convinci-mento e coinvolgimento appositamente studiati per penetrare nell’ambito decisionale 165 Giudizio personale maturato dall’analisi del comportamento, appreso attraverso i media nazionali ed internazionali, assunto nel periodo 2001-2005 dai reparti italiani dislocati in Afghanistan e Iraq. L’apice della differenza di visione e strategia è chiaramente emerso nelle settimane immediatamente successive al drammatico epilogo della liberazione, avvenuta il 04.03.2005, della giornalista italiana Giuliana Sgrena con la contestuale uccisione del funzionario dei servizi di sicurezza e informazione italiani Nicola Calipari. 166 Una specifica Strategia, denominata "The European Union Strategy for Combating Radicalisation and Recruitment to Terrorism", adottata nel 2005, affronta gli aspetti di prevenzione, con particolare riferimento allo sviluppo della capacità di affrontare le circostanze che possono facilitare la radicalizzazione e il reclutamento, attraverso la cooperazione degli Stati membri e delle istituzioni comunitarie, nonché degli Stati terzi e delle organizzazioni internazionali.


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