The Lab's Quarterly, 2008, n. 1

Page 195

Il Trimestrale. The Lab's Quarterly, 1, 2008 195

11. Conclusioni.

La domanda è aperta: si può sconfiggere il “terrorismo religioso”? E forse, in maniera provocatoria, sarebbe opportuno rispondere con una domanda che rende bene lo “stato dell’arte”: i nuovi terroristi hanno già vinto? Si. In una certa misura hanno gia vinto. E’ possibile affermarlo se pensiamo che le società liberali degli stati occidentali hanno incrementato il ricorso a misure eccezionali anche scivolando su questioni quali Abu Ghraib e Abu Omar. Infatti, questo dimostra che il “nuovo terrorismo” è, innanzitutto, un fenomeno politico, che ha cause politiche e che persegue obiettivi politici, e che, pertanto, dichiarare “Guerra al terrorismo” significa riconoscergli uno statuto culturale dallo stesso utilizzabile per allargare la propria sfera d’influenza convincendo e motivando nuovi adepti. In estrema sintesi, si deve sottolineare che l’intelligence può combattere il terrorismo, ma per debellarlo è indispensabile la politica. Occorre, necessariamente, prendere atto che i sistemi tipici delle indagini classiche non sono efficienti, almeno nella fase concettuale delle strategie da scegliere. È indispensabile elaborare un concetto a struttura simmetrica, da una parte teso a porre la massima cura nella ricerca degli strumenti “operativi” in grado di intervenire prima, concentrandosi nel tentativo di individuare le organizzazioni terroristiche partendo dall’assunto che queste, spesso, sono appendici di altre, più estese, articolate e generalmente non pericolose. Dall’altra, con un percorso “politico” che miri, come scrive Habermas –non condividendo le tesi sullo scontro di civiltà di Huntington – a far si che l’Occidente assuma la responsabilità progettuale di un ordine socioeconomico che corregga politicamente il processo di globalizzazione superando le conseguenze di una globalizzazione percepita alla stregua di un fronte imperialista. Solo una “politica alta”, senza pregiudizi e protesa alla ricerca della comprensione dei motivi che inducono un individuo ad abbracciare il “terrorismo religioso” come unica possibilità di vita, può impedirgli di fare proseliti. È necessario assumere come punto cardinale cui orientare ogni considerazione il fatto più volte ribadito che il senso di alienazione, conseguenza dell’esclusione sociale e della ignoranza, è il principale congegno del meccanismo motivazionale del potenziale “terrorista religioso”, a cui è necessario contrapporre pertanto condizioni


Millions discover their favorite reads on issuu every month.

Give your content the digital home it deserves. Get it to any device in seconds.