The Lab's Quarterly, 2008, n. 1

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Il Trimestrale. The Lab's Quarterly, 1, 2008

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L’elemento di maggiore interesse di questa citazione, al di là della questione teologica che non ci riguarda, è l’ammissione di una natura pedagogica dell’utilizzo dell’immagine. Ci troviamo proiettati in una realtà culturalmente molto arretrata, in cui l’immagine ha il compito fondamentale di educare le masse più incolte. Per avvicinare la massa alla fede non occorrono sofisticati trattati teologici, viceversa servono degli elementi semplici in cui l’accesso al significato sia possibile a tutti e che mostrino la differenza presente tra un uomo comune e la divinità. Tutto questo è possibile solo mettendo in luce la sfera narrativa dell’immagine che, sommata alla narrazione teologica, dà vita a quella che è la nostra cultura religiosa: «Le culture, invece, mettono in moto dei “meccanismi-protesi” che ci rendono possibile trascendere i “puri e semplici” limiti biologici; per esempio, i limiti di capacità della memoria o quelli dello spettro uditivo. Il mio punto di vista presuppone, al contrario, che sia la cultura, e non la biologia, a plasmare la mente dell’uomo, a dare significato all’azione inserendo gli stati intenzionali profondi in un sistema interpretativo. La cultura può farlo imponendo i modelli che fanno parte dei suoi sistemi simbolici: il linguaggio e le modalità del discorso, la forma della spiegazione logica e di quella narrativa, e i modelli, infine, della vita sociale, con i relativi modelli di reciproca interdipendenza»3

L’azione della cultura serve a plasmare la mente dei soggetti, in modo da forgiare e rafforzare in loro la fede. Gli arcani sull’argomento restano due: la natura dell’icona e la sua struttura: «Ma comunque a fondamento di un’icona sta un’esperienza spirituale. Perciò la fonte delle icone può essere quadruplice, vale a dire: 1. biblica, poggiante sulla realtà di una data parola di Dio; 2. ritrattistica, poggiante sull’esperienza personale e sul ricordo del pittore d’icone,[…] anche come spirituali illuminazioni; 3. figurativa tradizionale, poggiante sulla comunicazione orale o scritta d’una esperienza spirituale altrui, avvenuta nel tempo passato; 4. infine, le icone rivelate, dipinte secondo una personale esperienza spirituale del pittore d’icone, una visione o un sogno misterioso.»4

La natura dell’ispirazione della rappresentazione del sacro ha diverse possibili origini. In tutti i casi, tuttavia, un elemento è quello fondamentale: l’accessibilità del significato: «L’accessibilità è semplicemente la convinzione, per di più ben radicata, che qualunque persona con facoltà ragionevolmente intatte possa afferrare le conclusioni basate sul senso 3 4

J. Bruner, “La ricerca del significato”, Bollati Boringhieri, Torino 1992, p .47 P. Florenskij, “Le porte regali”, op. cit. pp. 73-74


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