The Lab's Quarterly, 2008, n. 1

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Il Trimestrale. The Lab's Quarterly, 1, 2008

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comune e, una volta che sono state affermate in modo inequivocabile, non solo le afferrerà ma le farà proprie. […] Il senso comune, per dirla altrimenti, rappresenta il mondo come un mondo familiare, che tutti possono o dovrebbero riconoscere, ed entro al quale tutti stanno, o dovrebbero stare, sulle proprie gambe.»5

Per essere accessibile un’opera deve fare riferimento al senso comune. Quindi un’opera non può che essere contemporanea, ossia per avere determinate caratteristiche occorre che sia contestualizzata in un determinato periodo storico. Fare ricorso al senso comune, non vuol certo dire che le opere, ad esempio del Rinascimento, siano banali. Con il passare dei secoli è cominciata a venire fuori la personalità dell’artista che ha iniziato ad inserire via via elementi sempre nuovi che contraddistinguevano la propria opera, senza mai contravvenire agli elementi su esposti. Fin qui nulla di eccezionale, abbiamo solo ribadito quella che è stata, attraverso i secoli, la funzione “segreta” dell’arte. Procedendo inesorabilmente lungo il corso della storia, arriviamo ad una fase di definitiva rottura prima dell’elemento religioso come unico tema di interesse artistico e successivamente la rottura dell’elemento fondamentale dell’accessibilità: «L’autocoscienza si esprime e si rende visibile anche e soprattutto nella sua produzione artistica, che costituisce in un certo qual modo una sorta di condensato del modo di pensare di un periodo storico che parla con l’eloquenza muta delle immagini, immediatamente percepibili. Il tono dominante delle arti del novecento è quello inaugurato dalle avanguardie pittoriche, letterarie, musicali e teatrali dei primi decenni del secolo, accomunate da una crescente sfiducia nei codici rappresentativi ereditati dalla tradizione.»6

La rivoluzione che vogliamo analizzare è per l’appunto quella che coinvolge direttamente l’arte con il passaggio dal realismo che ha contraddistinto la produzione di circa duemila anni di storia, verso l’astrattismo. Come sostiene giustamente Pellegrino la grande rivoluzione si compie all’inizio del Novecento, tuttavia essa ne rappresenta l’ultimo atto. Il processo, come vedremo più avanti, ha inizio molto prima e per motivi meno nobili di quanto si possa ritenere. Il problema di fronte al quale ci troviamo spiazzati è che, vista la quantità della produzione artistica davanti a noi, occorre trovare uno strumento nuovo in grado di fornirci un’analisi d’insieme molto più vasta dell’attuale. Per questo è opportuno vol-

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C. Geertz, “Antropologia interpretativa”, Il Mulino, Bologna 1988, p. 115 P. Pellegrino, “Estetica e Comunicazione”, Congedo Editore, Galatina 2005, p. 46


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