The Lab's Quarterly, 2008, n. 1

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Il Trimestrale. The Lab's Quarterly, 1, 2008

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della destrezza di un’epoca, dall’altro abbiamo l’obbligo di decodificarne la complessità significativa in modo da entrare in diretto contatto con un’epoca lontana nella storia e nel pensiero. Quindi l’arte è una forma di comunicazione. Essendo essa comunicazione ha sviluppato un suo lessico ed una sua struttura che varia a seconda delle epoche. L’arte è un qualcosa di fluido, cambia costantemente aspetto, ma rimane invariato nel contenuto, la necessità è sempre la stessa: comunicare. Ma se qualcuno comunica occorre che ci sia qualcuno che recepisce. Questo qualcuno è il pubblico che insieme all’arte è un qualcosa di fluido, non statico, che muta costantemente insieme alla società di cui fa parte. Il pubblico è espressione dello spirito di un tempo al punto tale che per la prima volta nella storia, come vedremo più avanti, esso sarà determinato non più dalle condizioni di carattere economico-sociali, ma dall’arte stessa che, tramite un complesso processo di mutazione interna, ha trascinato tutto quello che la circonda al punto da riuscire a determinare non solo il pubblico, ma la critica. Il terzo elemento è per l’appunto costituito dalla critica. Per critica si deve intendere il processo di valutazione sull’esperienza umana chiarendo possibilità, validità e limiti. Il ruolo del critico deve essere quello di leggere e guidare attraverso l’opera. Il metodo tramite cui il critico guida non può certamente fermarsi all’apparenza, ossia all’insieme degli elementi presenti sul quadro, in quanto chiunque è in grado di farlo, deve entrare in relazione diretta con esso delimitandone il significato e delineando ciò che, a suo modo di vedere, esprime l’opera in quel dato istante in rapporto all’istante della sua creazione. Deve, in qualche maniera, dialogare con l’opera rendendo partecipe il pubblico. Deve, in altre parole, favorire l’incontro dei flussi di coscienza dei soggetti, fungendo da garante estetico dell’arte. Sostanzialmente si può stabilire un parallelo tra il suo ruolo e quello dell’esecutore analizzato da Schutz: «La musica è un contesto dotato di significato non collegato ad uno schema concettuale. Questo contesto dotato di significato può, però, essere comunicato. Il processo di comunicazione tra compositore ed ascoltatore richiede di norma un intermediario: un esecutore o un gruppo di esecutori. Tra queste figure che partecipano al processo comunicativo si instaurano relazioni sociali dalla struttura particolarmente complessa»17

17

A. Schutz, “Frammenti di fenomenologia della musica”, Guerini e Associati, Milano 1996


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