The Lab's Quarterly, 2008, n. 1

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Il Trimestrale. The Lab's Quarterly, 1, 2008

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Entrambe le modalità di rappresentazione non sono altro che delle vere e proprie visioni del mondo, vagliate attraverso lo specchio deforme dell’artista. Per definire in maniera più coerente cosa indichino realmente i due termini, occorre vagliare un orizzonte differente. L’artista figurativo vuole rappresentare il mondo esterno così come lo percepisce, connotandolo, quindi, di aspetti peculiari non rilevabili dagli altri, mentre l’artista astratto vuol rappresentare l’influsso che il mondo esterno esercita sul soggetto, mediante sistemi simbolici che non fanno riferimento direttamente all’elemento esteriore, ma che lo rappresentano in maniera indiretta. Il problema risiede sempre nell’ambito della percezione. La differenza di fondo tra questi due elementi ha luogo, dunque, nei livelli di complessità insiti all’interno dell’opera. La ragione dell’accessibilità all’opera è, quindi, frutto esattamente della legge di riduzione della tensione di Eysenk esposta nel secondo paragrafo. Il nocciolo risiede nel grado di entropia presente nell’opera rispetto al grado di entropia presente nel pubblico. Si innesca, di conseguenza, un meccanismo che porta ad una relazione di inversa proporzionalità tra il grado di complessità presente nell’opera e il pubblico. In altre parole, quanto più complessa sarà la costruzione dell’opera, tanto meno pubblico sarà in grado di comprendere l’opera stessa e di apprezzarla. La questione posta in questi termini ci porta ad una conclusione che è quanto mai ovvia, ciò che cambia nelle due opere è solo e soltanto il significante e non il significato. Ma essendo il significato il centro dell’universo dell’arte, possiamo giungere a definire in maniera concreta l’astratto (nella forma sin qui considerata) come una sorta di altrove figurativo. La dimostrazione empirica di questo si può avere facendo una semplice constatazione: l’astratto non convoglierà verso una corrente coerente che avrà il suo naturale sviluppo, ma resterà un qualcosa di molto frastagliato che avrà molti artisti che lo rileggeranno nelle loro varie chiavi simboliche. Di fatto l’astratto è solo un alfabeto nuovo per descrivere quello che si è sempre descritto nell’arte, la propria contemporaneità. Il principio da seguire è quello di astrarre l’astratto dalla nozione di senso comune. Per astratto occorre intendere quelli elementi che costituiscono le colonne d’Ercole del ragionamento. Gli artisti che con le loro opere realizzano un qualcosa che è totalmente estraneo alla percezione umana, producono un’opera astratta.


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