The Lab's Quarterly, 2008, n. 1

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Il Trimestrale. The Lab's Quarterly, 1, 2008

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spazio, di arte spaziale; di tutto questo si hanno concetti vaghi o errati. Un sasso bucato, un elemento verso il cielo, una spirale, sono la conquista illusoria dello spazio, sono forme contenute nello spazio nelle loro dimensioni, meno una. […] La vera conquista dello spazio fatta dall’uomo, è il distacco dalla terra, dalla linea d’orizzonte che per millenni fu la base della sua estetica e proporzione. […] Si va formando una nuova estetica, forme luminose attraverso gli spazi. […] L’opera d’arte non è eterna, nel tempo esiste l’uomo e la sua creazione, finito l’uomo continua l’infinito.»59

Termina così il manifesto tecnico dello spazialismo. Siamo nel 1951 Fontana è tornato in Italia da pochi anni ed ha dato un impulso importante per la nascita del movimento spaziale. Nel 1947 a Milano si assiste all’elaborazione del “Primo manifesto spaziale” elaborato da Beniamino Joppolo e recante le firme, oltre che dello stesso, anche di Fontana, Kaisserlian e Milani. A distanza di poco tempo uscirà sempre a Milano, il secondo manifesto spaziale, redatto questa volta da Tullier, recante le stesse firme del primo con l’aggiunta del redattore e del giovane artista Dova: «Distinguendo fra “immortalità” ed “eternità” il primo manifesto spazialista reclama l’importanza del gesto creativo, che, al contrario della materia, è “eterno”. […] le materie artistiche tradizionali potranno ancora essere utilizzate, ma in modo nuovo. Non si tratta di abolire o rompere con il passato per questo, ma di intendere la necessità di evoluzione.[…] la tendenza ad una sintesi è ereditata dal manifesto blanco, dal qual pure deriva l’insistenza sul problema di una nuova strumentazione comunicativa. Questo è però nel manifesto milanese più precisato, e vi si parla appunto di “pura immagine aerea, universale, sospesa”».60

La prima elaborazione italiana dello spazialismo ha quindi radici profonde nella interpretazione dello spazialismo argentino, benché abbia una argomentazione molto più significativa dal punto di vista formale. Subito dopo questa prima apparizione uscirà un secondo manifesto. Questo avverrà per due ragioni specifiche: in primo luogo, occorreva risanare la frattura presente all’interno del gruppo che trovava due interpretazioni molto distanti tra loro, quali quella di Tullier e quella di Joppolo; in secondo luogo occorreva dare una lettura più semplificata della nuova arte in modo da consentire una comprensione quanto più vasta possibile.

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117

Ibid., pp. 33-34 E. Crispolti “Carriera “barocca” di Fontana Taccuino critico 1959-2004 e Carteggio 1958-1967”, op. cit., p.


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