The Lab's Quarterly, 2008, n. 1

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Il Trimestrale. The Lab's Quarterly, 1, 2008

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«Una espressione d’arte aerea di un minuto è come se durasse un millennio, nell’eternità. A tal fine, con le risorse della tecnica moderna, faremo apparire in cielo: forme artificiali, arcobaleni di meraviglio, scritte luminose. Trasmetteremo, per radiotelevisione, espressioni artistiche di nuovo modello».61

Quando viene esteso il primo manifesto, come detto, si consuma una lacerazione all’interno del gruppo tra Joppolo e Tullier, una lacerazione talmente profonda che conduce quest’ultimo a non firmare. La reazione di Fontana è lapidaria: firma. La questione non è di poco conto se si pensa che per molti critici questo primo manifesto è un vero e proprio lavoro autonomo di Joppolo. Fontana firma perché a lui non interessava assolutamente il contenuto di quel manifesto, a lui interessava solo e soltanto il gruppo a prescindere dalla configurazione simbolica in base alla quale erano legati i suoi componenti. La conferma ulteriore di ciò si ha un anno dopo quando firma anche il secondo, al quale per certi versi era anche più vicino dal punto di vista ideologico. Fontana ha bisogno del confortante spazio del gruppo per andare oltre: per rompere le barriere le erige. Le rotture non saranno mai violente, anzi quasi sempre bene accolte dai membri del gruppo che osservano in maniera molto interessata le evoluzioni stilistiche e di pensiero del maestro italiano. Instancabile ricercatore, non si è mai incancrenito su forme per le quali cominciava ad essere riconosciuto in tutto il mondo. Il suo distacco dal gruppo nella sua ricerca spaziale è stato quasi immediato, nel 1949 presentava già un ambiente spaziale a luce nera di Wood. In una nota di fine 1949 diretta a Giani, Fontana sottolineava: «L’ambiente spaziale è l’uovo di Colombo, troppo facile e troppo difficile alle volte ò la sensazione di aver pensato fatto qualcosa di superiore all’intelligenza, o pazzo e esaltato… l’ambiente spaziale non si può… […] è questione di non esigere l’impossibile ed il tempo lo dirà»62.

Nel depliant che accompagnava la mostra era presente una piccola nota di Beniamino Joppolo che recitava: «È ferma convinzione di Lucio Fontana che, nel ciclo del divenire della concezione dell’arte, la nostra epoca si distingua e caratterizzi nella realtà degli spazi. Gli spazi sono per Lucio Fontana la nuova materia plastica e colorata su cui la sensibilità e l’intelligenza nostra 61 62

Ibid., p. 120 Ibid., p. 124


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