The Lab's Quarterly, 2008, n. 1

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Il Trimestrale. The Lab's Quarterly, 1, 2008

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all’uomo moderno che vive la sua contemporaneità sotto l’influsso violento delle macchine, di qualunque natura esse siano. Possiamo dunque individuare una lezione dal punto di vista della forma compositiva, una lezione sulla evoluzione della storia dell’arte ed una lezione per l’uomo moderno. Il periodo che più di tutti coagula queste tre grandi lezioni è il periodo dei buchi e dei tagli. Il primo punto è quello che senz’altro è stato maggiormente sviluppato dai critici. In estrema sintesi, il significato fondamentale è che si può fare arte senza utilizzare gli elementi essenziali dell’arte. Kandinskij ci aveva illustrato che per costruire un’opera avevamo bisogno di forma e colore, e che quest’ultimo non poteva esistere isolatamente. Fontana ci dimostra esattamente il contrario ponendoci dei monocromi con dei tagli o dei buchi. I valori plastici sono rispettati ed in più abbiamo non solo arte tramite il mezzo, ma abbiamo anche arte senza arte. Una forma assolutamente rivoluzionaria di concepire la composizione. L’aspetto più stimolante riguarda gli altri due punti. Restiamo sempre nel periodo dei buchi e dei tagli. La tela di per sé può avere due significati: per l’artista rappresenta lo strumento primo di lavoro; per lo spettatore il luogo dove vengono concentrati i sentimenti, quindi il luogo dell’anima dell’artista e dell’uomo. Per i primi, il taglio ha un significato assolutamente drammatico. Tagliare, bucare il mezzo vuol dire andare a ledere, a recidere il cordone ombelicale che unisce l’artista al pubblico. Ma questo taglio ha un significato anche molto più profondo. Oltre al chiaro significato spaziale, ossia quello di andare oltre il limite dello spazio dato, valicando le regole imposte nell’arte dall’invenzione prospettica che va da Paolo Uccello sino ad arrivare ai giorni nostri, vi è qualcos’altro. Se si analizza anche in maniera superficiale si nota che dietro al taglio si nasconde il buio. Il nero senza speranza. Lo scopo dell’opera è, quindi, quello di rivelare all’artista che la fase dell’arte, costruita sulle vorticose ricerche di stile e sulla ricerca di nuovi materiali, è ormai finita. Occorre rimpadronirsi del contenuto che per troppo tempo è stato relegato ad un aspetto trascurabile della storia dell’arte. Occorre ridare dignità a quel buio evitando di lasciarlo dominare nelle espressioni artistiche. In altre parole, si invita a ridare forma al contenuto che deve essere l’epicentro della vita artistica. Fontana ha strappato il velo di Maya e ci ha trovato il buio, un buio insopportabile che occorre illuminare.


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