The Lab's Quarterly, 2008, n. 1

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Il Trimestrale. The Lab's Quarterly, 1, 2008

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«Con la sua povera cultura la democrazia favorisce la pacchianeria. La potenza dell’artista dovrebbe essere di natura spirituale. Quella dei più è invece materiale. Se le due sfere si incontrano ciò è dovuto al caso. Il popolo svizzero dovrebbe essere onesto e bandire l’arte con mezzi legali. Coloro che occupano le cariche più elevate non sono all’altezza del loro compito. In questo senso essi sono dei veri semibarbari. E la folla crede ai padri della patria perché non c’è una casta di artisti in grado di farsi valere in pubblico. I 999 imbrattatele mangiano assai volentieri il pane che i committenti procurano loro. La scienza si trova in una situazione migliore. Però anche per essa le cose vanno assai male, se si muove nell’orbita della cultura. È tempo di abbandonare la Svizzera per sempre.»67

I dubbi posti da Klee, che decide di abbandonare per sempre quella che è considerata l’isola felice della democrazia, pongono dei quesiti molto angoscianti sul rapporto che sussiste tra la cultura e la democrazia. Scorrono per la memoria le parole del grande Alexis de Toqueville68 che, analizzando la nascente democrazia americana, invita a tenere sotto controllo l’effetto doppio dell’uguaglianza che può condurre rapidamente ad un appiattimento generale sulle forme più semplici, infliggendo una dura sconfitta (decisiva?) alla cultura. «Non si tratta di affrontare il problema da un punto di vista ideologico (marxiano o capitalista) bensì di prendere atto che la produzione artistica, in un sistema occidentale che la globalizzazione sta imponendo a livello planetario, è considerata merce e, come tale, non dovrebbe sfuggire alle regole del mercato. […] se davvero tutto dipende dalla domanda e dall’offerta, sempre condizionate dalla pubblicità, come si spiega il successo incontrato da oggetti deperibili, pagati centinaia di migliaia di euro e destinati a durare pochi anni? E come si spiega il fatto – assurdo dal punto di vista commerciale – che un oggetto facilmente riproducibile in un numero illimitato di copie venga posto in vendita (e acquistato) a un prezzo doppio o triplo, rispetto a quello richiesto per un manufatto originale antico inimitabile?»69

Il quesito sollevato da Batacchi è molto interessante in quanto, in qualche maniera, smaschera un mercato che, come del resto scrive lo stesso, appare sui generis in quanto al suo interno sono presenti delle distorsioni enormi. Un mercato drogato dunque, da una droga che ha un colore particolare che rievoca suggestioni Kandiskijane: il verde dei dollari. In realtà l’emigrazione dell’arte verso i lidi statunitensi ha solo e soltanto insite in sé ragioni commerciali. Il mercato è cinico e si è impossessato a tal punto di strumenti importati da farli passare per propri.

67

Paul Klee, “Diari”, op. cit., p. 201 A. De Tocqueville, “La democrazia in America”, Utet, Torino 1968 69 R. Batacchi, “Puzza di bruciato”, in «Arte In» Anno XX n° 108 Aprile-Maggio 2007, 68

p. 21


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