The Lab's Quarterly, 2008, n. 1

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Il Trimestrale. The Lab's Quarterly, 1, 2008

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L’arte che qui si sviluppa, che sarà poi il cavallo di Troia per l’esplosione del mercato dell’arte, non è certo quella sofisticata, intellettuale, europea, è un’arte molto semplice che trova dei formidabili propugnatori che più che apparire dei critici d’arte sembrano dei promotori finanziari. Ecco quindi che puntuali come un orologio, vengono fatte esplodere alcune mode che dominano il mercato per alcune stagioni, per poi passare sotto silenzio per un certo numero di anni e per essere, poi, riscoperte con quotazioni riportate alle stelle. Tuttavia non bisogna credere che questa situazione sia limitata solo agli Usa e che, invece, la nostra cara, vecchia Europa sia una isola felice; il business sopraccitato è globale, è un fenomeno che riguarda l’intero pianeta, Italia compresa. Arrivati a questo punto un quesito sorge spontaneamente. È possibile ancora parlare di arte oggi? La domanda è in realtà particolarmente insidiosa e porta ad affrontare un tratto scivoloso. Volendo richiamare in causa Kandinskij potremmo affermare che dove si esprime genuinamente la necessità interiore si può ancora parlare di arte. La generazione di nuovi artisti ha davanti a sé un compito particolarmente complesso quale quello di ridare dignità ad un mondo che nell’ultimo trentennio ha perso molta credibilità. Il suo atteggiamento da materia specialistica ha riallontanato il grande pubblico riconducendo come unici fruitori competenti i grandi addetti ai lavori. In realtà il problema sinora ha mostrato solo un aspetto della sua terrificante foggia: «Con la crisi dell’oggetto, del soggetto e del loro rapporto, dei processi di pensiero e delle operazioni tecniche con cui l’umanità nel corso della sua storia ha continuamente analizzato e definito i rispettivi valori, si chiude il ciclo storico dell’arte. In tutto il tempo che diciamo storico l’arte è stata il modello delle attività con cui il soggetto faceva oggetti e li poneva nel mondo, al mondo stesso assegnando significato di oggetto e ponendolo così come spazio ordinato, luogo della vita, contenuto della coscienza.»70

Ci troviamo dunque davanti ad un vicolo cieco? L’arte è destinata a morire come tutte le manifestazioni umane o muore un determinato modo di interpretare e leggere l’arte? Questi sono quesiti, non retorici, che al momento non hanno risposte. Non è possibile dare una risposta definitiva, si possono solo formulare della congetture. La verità sarà solo la storia a rivelarcela. 70

G. C. Argan “L’arte moderna 1770-1970”, Sansoni, Firenze 1970, p. 282


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